Profilo atleti tesserati 2010

Alcuni ritratti nell'esercizio delle loro funzioni

BAGNOLI ANDREA. Tipico velocista che alle doti di scatto breve e violento unisce l’indolenza per le lunghe salite e per l’eccessivo chilometraggio in generale, ritenendo che si possa concepire il ciclismo come mero esercizio di stilistica svincolato da fatica e allenamenti.

BAGNOLI FILIPPO. L'ultimo nato della gloriosa stirpe dei Bagnoli eredita dal fratello A. l'indolenza e dall'omonimo L. la bradicinesia. Ne viene fuori una promettente entità che vanta già duri Giri nel palmares. Sarebbe già tanto però che imparasse ad abbigliarsi in maniera socialmente corretta.

BAGNOLI LORENZO. Esteta del mezzo meccanico, non tollera scostamenti dall’ideale di purezza virginale della bicicletta. Si difende bene su ogni terreno purché asciutto e privo di potenziali fonti di sporcizia. Col poco allenamento consentito da questa bassa soglia di pedalabilità riesce comunque a non sfigurare sulle grandi salite.

BARNI CLAUDIO. Visse negli anni embrionali dell'Empolitour come ottimo passista bradicinetico. Dopo molti anni di ciclismo teorico sembra intenzionato a rivivere in salita le antiche e mai sopite pulsioni di crisi.
BASSANI MAURIZIO. Esemplare introvabile di tesserato fantasma. Arruolato dal presidente con la formula giustificativa del basta-che-paghino.

BERTELLI BEATRICE. Ogni riferimento al sesso debole o alle bellezze in bicicletta sarebbe irriverente. Moltissimi maschi hanno visto le sue brune chiome debordanti dal casco allontanarsi in salita o in discesa. In pianura invece converte spesso la sua energia cinetica in garruli trastulli coi vicini di manubrio.

BOLDRINI MANUELO. È sì un sicuro tesserato fantasma, ma interessante in qualità di padre non transgenico del sottostante più famoso.

BOLDRINI MASSIMO. Potente e tenace passista, spinge sui pedali con due ipertrofici stantuffi che non rappresentano certo lo strumento più desiderabile per uno scalatore. In pianura tira senza mai voltarsi o chiedere cambi seminando per strada i compagni più distratti o affaticati. Dopo accurate analisi di biologia molecolare, si è scoperto che si tratta del primo esemplare al mondo di ciclista transgenico.

CALUGI GABRIELE.  Secondo esemplare introvabile di tesserato fantasma. Arruolato dal presidente con la formula giustificativa del basta-che-paghino.

CAPARRINI ANDREA. Anima, cuore e mente organizzativa dell’Empolitour, ricopre la carica di presidente per diritto divino. Pacato regolarista, è indubbiamente il ciclista più atteso sulle salite anche perché, come Garrone del libro Cuore, ha un indice di massa corporea e una nobiltà d’animo che gli impediscono di staccare compagni più lenti o in difficoltà.

CHIARUGI PAOLO. Concepisce il ciclismo unicamente come sfida alla legge di gravitazione universale. Il suo percorso ideale è fatto di risalite senza discese ardite con partenza al primo albore senza più fermate neanche per pisciare. Antitetiche a questo ideale le abitudini dell’Empolitour gli sono spesso imposte obtorto collo.

COCCHETTI IVANOÈ. È passato con eleganza dall'aggregazione transitoria all'assuefazione stabile fino a raggiungere le vette montane e mondane del Tour. Molto ligio a soste e convivi non disdegna però di esibire ogni tanto una mai sopita vis agonistica.
FORCONI MASSIMO. Con una e forse irripetibile partecipazione al Giro è riuscito a farsi notare per l'alquanto pedestre abbigliamento verde-rosa. Alquanto pedestre è stata pure la sua scalata del Passo Fedaia con la bici a fianco.
GIRALDI STEFANO. Classificabile come redivivo fantasma dopo una breve ma intensa esperienza nel 2005 culminata con un'evoluzione rovinosa.
GOZZI SILVIA. Serve a raddoppiare le quote rosa dell'Empolitour incidendo soltanto sul bilancio dei tesserati fantasma. Il fatto che sia moglie del soprastante ne aggrava la definizione.
GIUNTI CLAUDIO. Gambe affusolate da ciclista con antica memoria di podista, volto da musicista anni '70 alla Stefano Rosso e portamento in bici da motociclista (guardargli certi suoi occhiali o mantelline per credere). In pochi anni è riuscito a capire ed esaudire ciò che voleva fare da grande: staccare Caparrini in salita. Poi il suo appetito è venuto pedalando.
GIUSTI STEFANO. Mai visto né in partenza né all'arrivo, talora spunta improvvisamente ai piedi di una salita della lucchesia per onorare a pieno titolo l'istituto dalla sosta-Pagni a cui sembra molto interessato.
LAMBRUSCHINI PAOLO. È il veterano del gruppo. Cavalca lussuose biciclette con stile e temperanza e soltanto in salita abbandona talora il sorriso e l’eleganza che lo contraddistinguono. L’aumento della velocità media domenicale negli ultimi anni lo ha indotto a fondare una sezione distaccata e moderata della squadra.

LISI DANIELE. Inizialmente tesserato sine praesentia è diventato nel breve volgere d'un inverno tesserato cum magna praesentia. Si colloca fedelmente nella schiera dei palafrenieri presidenziali.

MALTINTI STEFANO. Ingaggiato come palafreniere del palafreniere Lisi, si è dimostrato un assiduo apprendista scalatore. La sua irruenza e qualche difficoltà di apprendimento gli hanno però conferito una naturale propensione alla botta che cerca vanamente di debellare.
MALUCCHI GABRIELE. Dopo essere stato "la promessa di un domani che non è mai diventato oggi" è tornato alle due ruote sudate con fame e passione. Riesce ad evitare lo status molto comune di tesserato fantasma grazie a brevi ma intense apparizioni al Giro ove sfoggia inamovibili manicotti bianchi anti-abbronzatura.
MARCONCINI ALESSANDRO. Ciclista di poche presenze ma essenziali. Compare sempre in percorsi mai banali con salite non facili nonostante la propensione alle retrovie.

MARCHETTI LELIO. Assume il ruolo di veterano assoluto durante le cene sociali dimostrandosi in tal settore altamente competitivo. Che egli possieda una bicicletta è questione tuttora dibattuta mentre sembra accertata la sua presenza in poco congrue manifestazioni sciistiche. Finché Raisport non gli offrirà un posto sulle moto del Giro, è legato all’Empolitour, da contratto passionale, come cineoperatore.

MARTINI MATTEO. Giovine di bella presenza e speranza prestato all'Empolitour dal circuito agonistico. Indenne ancora dalle mollizie della sosta-Pagni potrebbe però avere imboccato l'irreversibile via della degenerazione dopo l'esordio al Tour 2007.
MURITANO DANIELE. È l'homo novus del 2006. Dopo una partenza con la botta è riuscito a prendere le misure delle sue potenzialità atletiche riuscendo ad ottenere un posto di rilievo nell'area post-caparriniana delle salite. Ma con qualche inopportuno allenamento a suo favore è arrivato a mostrare la schiena pure al presidente.

NUCCI ROBERTO. È scalatore minuto nonostante l’obbedienza perinde ac cadaver ai precetti ipercalorici delle soste-Pagni. Pungente in volata, abile in discesa e nelle gimcane fra veicoli e pedoni, è però soggetto ad oscillazioni sussultorie dello stato di forma che lo rendono protagonista ora di imprese pantaniane, ora di avvilenti esibizioni.

PAGNI MARCO. L’arconte eponimo delle soste in bicicletta. A leggere la Storia dell’Empolitour può sembrare un personaggio più adatto a tavole imbandite che a faticose pedalate. In realtà è anche capace di virtuose prestazioni atletiche privilegiando sempre l’aspetto contemplativo e naturalistico su quello tecnico.

PELAGOTTI ALESSANDRO. Dopo un matrimonio e un tenore di vita ipercalorico e ipociclistico, può sembrare ad occhi profani un grosso e peloso baribal. Ma chi lo conosce sa che dentro la sua imbottitura palpita ancora l’anima del ciclista che ruppe la catena sul San Pellegrino in Alpe e scalò lo Stelvio con le scarpe scocciate.

RASTELLO ROBERTO. Nuovo esemplare del 2008 che va ad impinguare la schiera dei tesserati fantasma.
RINALDI CARLO. Mostra vestigia di una passata pinguedine non solo nell'accrescitivo nominale con cui è noto. Grazie ad un equilibrato connubio di forza atletica e gastronomica è riuscito ad inserirsi stabilmente negli usi e costumi della squadra apportando un bagaglio di memoria ciclistica forse anche superiore a quella del presidente.
SALANI GABRIELE. Si allena di nascosto e pure in acqua per giungere belligerante ed ambizioso sulle grandi salite. Il suo marchio di bici è un inseparabile baule sotto la sella che ha il merito di gravare almeno un poco sulla sua giovanile baldanza.

SANI VINICIO. Applica nel ciclismo il massimo criterio di intermittenza non solo in riferimento alla sua nota pollachiuria ma anche per i ricorrenti vuoti di preparazione che lo riempiono da un punto di vista ponderale. L’ultimo di questi vuoti dura da alcuni lustri nonostante l’uso posticcio e saltuario della mountain bike.

TEMPESTINI ROBERTO. Ha un sorriso spontaneo e fanciullesco per tutte le stagioni, non teme pioggia, neve o caldo. Può pedalare anche i condizioni che ad altri risulterebbero ostili o perniciose: nell’afa con casco e visiera da saldatore, in salita masticando la cilingomma, in discesa con lo stuzzicadenti o nella mezzeria della carreggiata mentre le macchine gli fanno il contropelo.
TOGNAZZI LORIS. Terzo esemplare introvabile di tesserato fantasma. Arruolato dal presidente con la formula giustificativa del basta-che-paghino.
TRAVERSARI LUCA. Le sue apparizioni sempre meno fugaci possono permettergli di aggiornare il profilo di tanti anni fa quando bramava di collocarsi sulle ruote di Caparrini in salita. Se non cederà alle lusinghe dei gruppi bradicinetici e se il presidente lo aspetterà, tale brama non appare affatto peregrina.
ULIVIERI SIMONE. Curioso ciclista appartenente alla classe dei marsupiali in virtù di un'inamovibile ed incomprensibile appendice ancorata al basso ventre oltretutto sempre cinto da dilavato e graffiato k-way. Nonostante tali evidenti anomalie morfologiche vanta già una proficua partecipazione al Giro.